Recensione di “L’ultimo fronte”di Nuto Revelli

Questo libro è una raccolta di migliaia di lettere che raccontano la vita militare durante la seconda guerra mondiale. Lettere che di fondo hanno una importante missione: rimanere vicini alle persone amate che aspettano a casa.

Raccontano infatti la miseria della vita in trincea, le incursioni in territori esteri, l’impreparazione dell’esercito e i metodi di sopravvivenza ma tutte hanno lo scopo di rimanere vicino agli affetti. Tra pulci, pidocchi e rancio insufficiente l’obiettivo di ciascuna lettere è proprio quella di predisporsi per il ritorno a casa ed ecco che ci sono lettere di preparazione al matrimonio, lettere di saluti ai figli, lettere di amore per le madri disperate.

Le lettere più belle sono quelle che non affrontano i pericoli del servizio militare ma che si preoccupano per la gestione dei campi e dei lavori lasciati ai genitori, magari anziani. Tra le tante lettere vi segnalo il seguente passaggio:

[…] Spero che il raccolto dell’uva sia molto abbondante, e credo incomincierà a venir nera. Spero per la vendemmia ci daranno le licenze agricole, così potrò venire a casa ad assaggiarne un po’, e anche ad aiutarvi nei lavori che ora siete già stanchi. Nel pensare a voi che lavorate da mattina a sera sotto questo caldo, ed io starmene qui a fare poco, quello non mi da pace […]

Questo passaggio si ricollega molto al libro in uscita “Il coraggio dei vinti”, dove una famiglia di mezzadri riesce a stento a tirare avanti con i tre figli al fronte o prigionieri di guerra. Si tratta di situazioni molto comuni nell’Italia degli anni ’40, un paese ancora a forte vocazione contadina e sconvolto da una guerra, come tutte, assurda e insensata.

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